BSVA apre le porte ad un nuovo partner. L’intervista all’avvocato Danilo Grattoni.

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19 Gennaio 2017  Scritto da: Redazione


Già partner di Carnelutti Law Firm, Danilo Giorgio Grattoni ha rappresentato e tuttora rappresenta importanti società quotate nei mercati regolamentati e ordinarie, maturando altresì una significativa competenza in qualità di amministratore indipendente di società quotate alla Borsa di Milano. Giurista e avvocato, autore di pubblicazioni in materia legale, relatore a seminari e convegni, esercita attività di collaborazione accademica che per lui rappresenta sempre una forma mentis di riferimento.

Da pochi mesi lei opera nello studio legale associato BSVA con qualifica di partner dove svolge la propria attività prevalentemente nell’ambito del Capital Market, del Corporate e delle Litigation. Avv. Grattoni, cosa l’ha spinta ad intraprendere questo nuovo percorso professionale?
Dopo anni di esperienza, la mia scelta di approdare in uno studio legale come BSVA è derivata dalla mia valutazione che uno studio dal profilo boutique potesse essere più allineato alla mia estrazione e formazione, avvenute con criteri e logiche ben determinate e che ritrovo in questa realtà. BSVA si pone per di più come uno studio che in prospettiva può consentirmi una crescita in termini sia di bagaglio personale che di portfolio.

Uno sguardo al sistema legale italiano ed al cambiamento. E’ possibile a suo avviso influenzarlo anche attraverso knowledge e forma mentis degli stessi legali?
Si tratta di un tema decisamente di rilievo perché sarebbe opportuno impartire il viatico dei principi dell’avvocatura fin dall’università. Spesso, quando mi capita di esaminare dei candidati, chiedo loro dei loro progetti futuri perché il livello qualitativo dello studio depone in qualche modo a loro vantaggio o svantaggio per l’approdo alla professione forense. Mi spiego meglio: chi pensa che il diritto sia semplicemente qualcosa da imparare a memoria non ha compreso molto. L’esperienza universitaria mi insegna che la predisposizione ad un giusto approccio si coglie già nel modo di studiare, diversamente le limitazioni di crescita saranno inevitabili. Quello che cerco di trasmettere ai miei studenti è soprattutto che la professione di avvocato non è mai scontata, richiede impegno e formazioni costanti, e soprattutto elasticità mentale.

Se dovesse schematizzare le strategie per conseguire gli obiettivi che si è prefissato in BSVA, come le descriverebbe?
Porto la mia esperienza in chiave evolutiva all’interno di un obiettivo comune: proseguire nello sviluppo di uno studio professionale che si possa presentare al mercato come una concreta boutique d’eccellenza in grado di garantire quella flessibilità che permette di venire incontro al più ampio ventaglio possibile di esigenze della clientela. Il driver principale è la qualità della professione, ma anche del servizio che inizia dall’instaurazione del rapporto con il cliente fino al risultato finale, sia esso un contratto, un contenzioso o un’operazione straordinaria. In termini più semplici, puntiamo al massimo della qualità scommettendo e investendo su di una struttura snella ad alto tasso di professionalità, che sia caratterizzata da un rapporto diretto e costante tra i partner e il cliente.

Come assistente alla cattedra di Diritto Civile dell’Università degli Studi di Milano, quali sono i principi portanti sui quali basa i suoi insegnamenti?
Partiamo da un presupposto: il Codice Civile italiano è data 1942. Da quel momento hanno trovato spazio molti interventi normativi, alcuni dei quali si sono rilevati spesso e volentieri inefficaci o autolesionistici, come, ad esempio, il processo societario durato solo per un breve arco di tempo. Quello che avrebbe dovuto essere una soluzione volta ad agevolare e risolvere una parte dei problemi che affliggevano il nostro sistema processuale, si è rivelato fallimentare: questo avrebbe dovuto indurre il legislatore a capire che è necessario ridurre il numero di leggi e puntare invece all’armonizzazione e all’evoluzione di quelle presenti. Il Codice del ’42 ha un’impronta sistematica a dispetto di numerosi interventi normativi degli ultimi periodi che hanno creato una disarmonia che si riflette, poi, nella pratica corrente.
Conseguenza di questo approccio è, a titolo esemplificativo, la mancanza di investimenti di stranieri per l’assenza di certezza nel sistema Italia dovuta – tanto per citare alcuni aspetti patologci - alla lunghezza dei giudizi ovvero all’incertezza degli orientamenti giurisprudenziali, spesso in contraddizione fra di loro.
Una produzione normativa che non dà chiarezza e una giustizia che non dà certezza, non consentono di lavorare correttamente e non creano valore. I tagli nel settore della giustizia hanno portato, poi, ad una situazione con una domanda molto elevata e a delle risorse molto scarse per farvi fronte.
L’esigenza primaria è la velocizzazione dei tempi. In virtù di questo è auspicabile che il Legislatore porti avanti una riforma complessiva e che la linea conduttrice all’interno sia tecnica e non legata all’una o all’altra corrente politica. Risparmiare in questo settore non porta a nessun risultato. Anche noi avvocati dovremmo iniziare a individuare delle soluzioni di sistema funzionali, radicali se necessario, che portino il nostro ordinamento, sia a livello normativo che di giustizia, al passo con il dinamismo dei sistemi economico giuridici di quei paesi che hanno dimostrato, nei fatti e con i risultati, di essere più virtuosi.
In questo momento l’asimmetria è troppo marcata.

Claudia Chiari