LUSSO MADE IN ITALY ALL’ESTERO. Il punto di vista di Silvana Ballotta

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23 Luglio 2015  Scritto da: Redazione


Se da una parte alcuni dei più noti brand del lusso italiano hanno una presenza consolidata all’estero, dall’altra i nostri prodotti di eccellenza hanno ancora un forte potenziale da esprimere. Un percorso di internazionalizzazione dunque ancora in gran parte da percorrere per affermarsi sul mercato globale. Silvana Ballotta, Fondatrice e General Manager di Business Strategies, ne ha tracciato con noi le linee guida.

Dott.ssa Ballotta, quali categorie di prodotto vede in questo momento trainanti per l’export?
Sicuramente il food&wine. La tradizione e cultura enogastronomica italiana sono riconosciute a livello mondiale e rappresentano il primo motivo di visita nel nostro Paese. Tuttavia, mentre il comparto vinicolo si è dimostrato uno stimolo importante per l’intera economia italiana, superando per due anni consecutivi la quota 5mld di euro, l’agroalimentare fatica a decollare. Con una crescita media del 7% dal 2010 ad oggi, il settore sta vivendo una stagione positiva, ma in netto svantaggio rispetto ai competitor europei.
È sorprendente constatare che la Germania registra un export alimentare del valore di 55 miliardi di euro, il doppio rispetto ai 26 dell’Italia, superata anche dai cugini francesi (42 miliardi di euro) e seguita a stretto giro dalla Spagna (22 miliardi). Per colmare questo divario è necessario puntare su brand, efficienza e competitività di sistema, creando occasioni efficaci di promozione sui mercati esteri, attraverso strumenti e modalità che valorizzino la dimensione dell’esperienza e siano in grado di premiare la qualità dei nostri prodotti.

Business Strategies affianca nel percorso di internazionalizzazione numerose aziende vinicole italiane. Ci sono dei mercati emergenti su cui siete focalizzati più che su altri?
Teniamo gli occhi puntati su Cina e Far East, mercati dall’enorme potenziale e ancora in buona parte inesplorati. Con una quota di mercato pari solo al 7%, in Cina il vino italiano si posiziona infatti dietro gli altri Paesi produttori come Francia (che detiene quasi la metà dell’intero import cinese, con una quota del 46%), Australia (15%) e Cile (11%). Per colmare questo divario dobbiamo puntare su semplificazione e promozione, facendo in modo che sia la qualità del Made in Italy a parlare.
Stiamo investendo nel creare una presenza costante nel Paese del Dragone e abbiamo avviato una collaborazione in esclusiva con Taste Italy! società di Shangai che promuove vino e agroalimentare italiano e che assiste le aziende italiane che si avventurano in Cina. E il mercato ci sta dando ragione: nei primi mesi del 2015 le vendite di vino hanno registrato un +20%, un segnale incoraggiante e uno stimolo a proseguire.

Nell’ampio ventaglio di servizi che mettete a supporto delle imprese, dall’accesso ai finanziamenti alla consulenza, quali sono gli aspetti che più pesano per quelle del lusso Made in Italy?
Tutte le componenti sono importanti e pesano allo stesso modo. L’ottenimento dei contributi messi a disposizione dalla UE, non è sufficiente se non è accompagnato da un chiaro ed efficace programma di sviluppo e di investimento nei paesi terzi. Lo sviluppo delle risorse umane deve essere accompagnato da un corretto posizionamento dei prodotti e dei servizi.

Le vendite online dell’alto di gamma sono in aumento, oltre al fatto che il canale digitale registra un’importanza crescente nelle decisioni di acquisto del lusso. Qual è l’approccio delle imprese italiane a tal proposito, sui diversi mercati e segmenti di consumatori?
Le aziende italiane stanno iniziando a comprendere la necessità di una comunicazione digitale efficace, con un processo di conversione graduale in cui c’è ancora molto da fare. Ma, come ha dimostrato il settore della moda, la promozione 2.0 non passa solo attraverso le imprese. Se vogliamo che il brand agroalimentare italiano si affermi sul web dobbiamo coinvolgere blogger, social network e creare un passaparola virale, basato sui contenuti ma anche veicolo di un lifestyle che è parte integrante dell’esperienza Made in Italy.

Claudia Chiari