PENALISTA: UN RUOLO CHE CAMBIA? Ce ne parla Sergio Spagnolo di Brusa Spagnolo Tosoni & Partners

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5 Maggio 2015  Scritto da: Redazione


Ad una normativa in continuo cambiamento fa eco un aggiornamento costante del ruolo dell’avvocato penalista, spesso coinvolto in questioni delicate come l’ambito fiscale e quello societario. Fra i temi più attuali Voluntary Disclosure e Corporate Protection aziendale, dove la consulenza del penalista diventa un punto di vista imprescindibile per analizzare esaustivamente lo scenario legislativo su cui si svolge la propria attività.
Ne abbiamo parlato con Sergio Spagnolo, Socio fondatore di Brusa Spagnolo Tosoni & Partners, decretato miglior professionista in campo penale alla seconda edizione del Premio Le Fonti nel 2012. La competenza dello Studio, estesa sia all'attività giudiziale che a quella stragiudiziale, si incentra prevalentemente sul settore specialistico dei cosiddetti white collar crimes, ovvero reati societari, finanziari, bancari e fallimentari, ed è stata riconosciuta dal Comitato Scientifico dello stesso Premio che lo ha annoverato fra i più qualificati finalisti nella categoria degli studi legali di diritto penale nelle edizioni 2013 e 2014.

L’intervento del penalista è oggi necessario in numerose problematiche di natura civile, come ad esempio nel comparto fiscale per effetto della voluntary disclosure e nella proprietà intellettuale per ciò che concerne il rischio di contraffazione. Quali tipo di mandati vi hanno visto maggiormente protagonisti negli ultimi dodici mesi?
Il continuo aggiornamento della normativa in settori estremamente delicati, quali quello fiscale e nella materia societaria in genere, rende imprescindibile il costante contatto fra l’avvocato civilista e il collega penalista nella risoluzione delle questioni sollevate e delle richieste di consulenza che ci vengono proposte dalla Clientela. Rispondendo alla domanda: recentemente, lo Studio – di cui sono uno dei Soci fondatori – sta assistendo alcuni imprenditori ed enti, unitamente a primari fiscalisti di Milano, nelle procedure di collaborazione volontaria (voluntary disclosure). Nella materia della contraffazione – tematica che ho studiato e approfondito nel corso della professione con particolare riferimento all’antipirateria audiovisiva e delle telecomunicazioni, oltre che alla tutela di prodotti del mondo dello spettacolo, dell’animazione e del lusso (monili e gioielli) – sto assistendo, fra gli altri, un noto marchio italiano di cosmetici e prodotti di bellezza, e da anni mi occupo della tutela di noti marchi e brevetti relativi al settore dei film d’animazione.

Di recente è notevolmente cresciuta l’attenzione delle imprese ai possibili risvolti penali legati alla gestione stessa dell’azienda. Quali sono le principali problematiche su cui siete stati chiamati ad intervenire nell’ultimo anno in tema di corporate protection aziendale?
L’osservazione è certamente corretta. Infatti, esaminando tutti gli interventi legislativi recenti, è semplice verificare l’attenzione crescente che il Legislatore ha riservato al diritto penale d’impresa. Emblematico sul punto è il continuo aggiornamento del catalogo dei cosiddetti “reati presupposto” nella materia della responsabilità degli enti ai sensi del d.lgs. n. 231/01. L’arricchirsi di fattispecie di reato dalla cui commissione scatta la responsabilità delle Società, infatti, coinvolge il penalista sotto due aspetti: la difesa delle Società all’interno del procedimento penale, da un lato; dall’altro il suo coinvolgimento diretto e sempre più frequente negli Organismi di Vigilanza interni alle imprese, istituiti proprio al fine di evitare e prevenire la commissione di illeciti da parte dei dipendenti e dei vertici societari. D’altronde temi come la sicurezza sul lavoro, i reati societari e le violazioni ambientali non possono non richiedere un intervento “preventivo” del penalista, proprio dal punto di vista di un’efficiente “corporate protection”.

Il Consiglio dei Ministri lo scorso 30 agosto ha approvato il D.D.L. che punta ad accelerare i tempi del processo penale e riformare il sistema prescrittivo. Oltre alla durata dei processi, quali sono secondo lei le maggiori difficoltà e incertezze che attanagliano oggi la giustizia italiana in materia penale?
Oltre alla (ir)ragionevole durata dei processi penali – oggetto di svariate condanne per lo Stato italiano da parte dei Giudici Sovranazionali –, numerose sono le difficoltà che si registrano nella prassi: un sistema Giustizia, spesso per carenza di fondi, inefficiente e al collasso; l’introduzione di normative eccessivamente settoriali (spesso imposte dall’adeguamento all’impianto legislativo comunitario), non coordinate con l’Ordinamento generale; l’ostinato mantenimento di fattispecie criminali che, invece, dovrebbero essere depenalizzate (e punite unicamente con procedure amministrative), con sicuro snellimento dei tempi e dei costi del processo penale. Ritengo, inoltre, urgente la separazione delle carriere tra Giudici e Pubblici Ministeri, al fine di una effettiva salvaguardia della “terzietà” del Giudice.

Molti studi civilisti hanno scelto di dotarsi al loro interno della figura del penalista. Ritiene che questo modello possa costituire una tendenza in aumento nei prossimi anni?
Come anticipato, il continuo aggiornamento professionale e il costante contatto fra le diverse materie legali è imposto, anche e soprattutto dall’esigenze del mercato e delle imprese che ci chiedono assistenza e tutela. Tuttavia, in ragione del differente approccio di metodo che li caratterizza, non credo che il penalista e il civilista possano, al momento, ritenersi integrabili in un modello di “law firm” di tipo anglosassone. Il ruolo dell’avvocato penalista italiano, infatti, impegnato in prima persona e legato inscindibilmente alle sorti processuali del Cliente (che spesso subisce provvedimenti limitativi della libertà personale e/o patrimoniali di estrema gravità), è ancora lontano dal modello di law firm anglosassone. Ritengo invece che la vera scommessa sia il definitivo superamento del modello dell’avvocato penalista italiano – solitario, accentratore e ad organizzazione “artigianale” – con quella del più dinamico studio associato con numerosi collaboratori, tutti penalisti, con differenti specializzazioni e capacità mirate. Ed è proprio in quest’ultima linea che, per rispondere alle esigenze di prontezza e competenza che ci vengono chieste dal Cliente e imposte dalla realtà giudiziaria, quattordici anni fa, il sottoscritto, con alcuni colleghi e amici ha fondato (come hanno fatto altri validissimi Colleghi), lo Studio Brusa Spagnolo Tosoni & Partners.

Claudia Chiari e Federica Chiezzi