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Comunicazioni operazioni BLACK LIST

22 Ottobre 2010 - Autore: Dott. LUCIANO CHIARI - Commercialista

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Comunicazioni operazioni black list

 

            Negli elenchi black list IVA vanno riepilogate le operazioni intrattenute con gli operatori stabiliti in paradisi fiscali a prescindere dalle limitazioni soggettive previste dalle liste; inoltre, rientrano nell'obbligo di segnalazione anche le importazioni; ne rimangono invece fuori le operazioni carenti dei presupposti oggettivi e soggettivi ai fini dell'IVA.

             Sono queste alcune delle indicazioni contenute nella circolare n. 53/E di ieri, con cui l'Agenzia delle Entrate fornisce gli attesi chiarimenti in vista della prima scadenza del 2 novembre. Un operatore è black list per il solo fatto di essere stabilito in uno dei Paesi menzionati o nel D.M. 4 maggio 1999 o nel D.M. 21 novembre 2001. Gli Stati (e i relativi operatori) nominati in quest'ultimo decreto devono, pertanto, considerarsi black list senza riserve, a prescindere dalle particolari condizioni fissate dalla disposizione.

            L'Amministrazione propende per un'applicazione estesa della segnalazione, che si discosta da quella lettura “attenuata” suggerita nel dossier n. 217/2010 del Servizio Studi del Senato, dove, a commento dell'articolo 1 del D.L. n. 40 del 2010, si legge che, quanto al D.M. del 2001, i Paesi di cui all'articolo 3 sono considerati black list “limitatamente alle condizioni specificatamente individuate per ciascuno di essi”. Basta allora che un soggetto sia insediato in uno degli Stati nominati in una delle due liste perché i rapporti con esso intrattenuti debbano far oggetto di inclusione negli elenchi (ad esempio Svizzera e Lussemburgo). Deve comunque trattarsi di un operatore economico ai sensi dell'articolo 9 della direttiva 2006/112/C.E., e a certificare questa condizione, in mancanza di dati ufficiali, può essere sufficiente una dichiarazione rilasciata dalla controparte attestante lo svolgimento di un'attività d'impresa, arte o professione.

Dal che, si potrebbe dedurre come i dati da inserire nel modello sul codice identificativo della controparte non sono obbligatori (sebbene così considerati dalla prassi).

            Anche con riferimento alle operazioni esenti, la visione dell'Amministrazione tende a privilegiare l'onnicomprensività dell'obbligo. In sostanza, vanno riepilogate tutte le tipologie di operazioni, comprese le esportazioni e le importazioni, ancorché gestite attraverso un deposito IVA.

             Quanto alle importazioni - sebbene separatamente disciplinate nel D.P.R. n. 633 del 1972 - nell'essenza sono in effetti degli acquisti; tuttavia, considerato che vanno dichiarate in dogana, appare pesante una loro inclusione anche in questi elenchi.

             In merito alle operazioni “non soggette a imposta”, ricadenti nell'obbligo di monitoraggio, è stato chiarito che sono tali quelle carenti del requisito territoriale, da cui si deduce che negli elenchi vanno riepilogate le sole operazioni rilevanti ai fini Iva in quanto cessioni di beni o prestazioni di servizi ai sensi, rispettivamente, degli articoli 2 e 3 del D.P.R. n. 633 del 1972.

 

 

 




            

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