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SCHMIDT (T. ROWE PRICE): ECCO GLI EFFETTI INATTESI DEL QE

25 Ottobre 2017 - Autore: Redazione


 

“Sebbene la riduzione dei bilanci da parte delle Banche centrali avrà certamente un impatto, il processo potrebbe svolgersi diversamente da come la maggior parte degli investitori se lo aspetta”. Ne è convinto Nikolaj Schmidt, Chief International Economist, T. Rowe Price.

Gli effetti benefici del QE sono stati molteplici. Innanzitutto ha contribuito a ridurre la volatilità di mercato. Inoltre, ha favorito la riduzione dell’incertezza economica: l'indice GS Macro Data Platform Economic Surprise, che registra le sorprese macroeconomiche positive e negative, rispetto alle attese, suggerisce che negli ultimi 3-4 anni i dati macro sono diventati più facili da prevedere.  Infine, il QE ha portato alla compressione del premio a scadenza dei titoli Usa.

Tuttavia, l’allentamento quantitativo potrebbe comunque non aver funzionato come le banche centrali si aspettavano.

“Come detto nel 2010 dall'allora presidente della Fed, Ben Bernanke, una delle principali teorie alla base del QE è quella dell'effetto di equilibrio di portafoglio, secondo cui gli acquisti di titoli a lungo termine da parte di una Banca centrale influenza le condizioni finanziarie cambiando il mix di asset disponibili per gli investitori. Se oggi l'effetto di equilibrio del portafoglio fosse effettivamente funzionante, ci aspetteremmo dei premi per il rischio bassi in tutte le asset class. Tuttavia, sebbene tali premi siano effettivamente scesi in scia all'espansione di bilancio della Fed, da allora sono risaliti. I premi al rischio creditizio negli Stati Uniti e in Europa sono elevati, in base agli standard storici. Ciò implica che l'effetto di equilibrio del portafoglio è in qualche modo attenuato”, spiega l’economista.

Se la riduzione del bilancio della Fed e delle altre banche centrali sarà graduale, l’ondata di stimolo monetario continuerà per qualche anno e lo status quo si protrarrà per un tempo maggiore del previsto. Conseguentemente, la volatilità resterà compressa finché le forze naturali di mercato non torneranno in gioco.

Mancando precedenti storici di immissioni di liquidità così massicce da parte delle banche centrali, è difficile prevedere l’impatto della fine del QE sui portafogli obbligazionari. Come possono prepararsi gli investitori? Secondo Schmidt “potrebbero considerare una diversificazione dell'esposizione su una serie di settori obbligazionari, un accorciamento della duration e posizioni su titoli a tasso variabile e su ABS. Un portafoglio obbligazionario, gestito attivamente, con esposizione a una serie di settori che risponderanno diversamente ai rialzi dei tassi, sembra costituire l'approccio più prudente”. 




            

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