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RISCHI PER LE BANCHE CENTRALI. Gli effetti della politica monetaria di Stati Uniti, Regno Unito ed Europa.

25 Luglio 2017 - Autore: Redazione


La scelta della Federal Reserve, della Bank of England e della BCE di perseguire una politica economica di crescita senza assumersi rischi, si sta rivelando controproducente. Ragione primaria di ciò è senz’altro la procrastinazione della normalizzazione della politica economica del proprio Paese.

Negli Stati Uniti la Federal Reserve sarà in grado di normalizzare parzialmente la propria politica monetaria entro l’anno prossimo aumentando il tasso dei Fondi Fed ed iniziando a ridurre l’ammontare del bilancio annuale. Tuttavia, l’elevato livello d’occupazione raggiunto nel 2016 ha come altro lato della medaglia, un indebolimento della crescita economica: i profitti delle aziende sono diminuiti considerevolmente con la conseguente riduzione degli investimenti. A lungo termine la Federal Reserve sarà costretta a normalizzare la politica economica; contrariamente non sarà in grado di abbassare i tassi d’interesse e di utilizzare ancora efficacemente il “quantitative easing”.

Nel Regno Unito, la Bank of England ha deciso di aumentare ancora l’ammontare del proprio bilancio annuale nonostante la crescita oscilli ad un tasso tra il 2%- 3% per anno. Inflazione ancora bassa. Dopo il fenomeno Brexit, la Banca Centrale inglese ha abbassato i propri tassi d’interesse per poi acquistare elevate quantità di Gilts che hanno compensato il deprezzamento della sterlina.

La Banca Centrale Europea (BCE) i dati risultanti dalla politica economica attuata sono negativi. Tassi sfavorevoli e quantitative easing ancora in atto ma l’occupazione cresce e se dovesse proseguire, il tasso d’occupazione dovrebbe raggiungere il tasso strutturale d’occupazione entro il 2018.

Il quadro economico così descritto dimostra che spesso le banche centrali commettono errori importanti in maniera quasi strategica in virtù della loro politica monetaria. Con tale atteggiamento si correrà probabilmente il rischio di risultare impreparati alle conseguenze della normalizzazione prevista per il futuro prossimo.

 




            

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