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MODELLI 231: LINEE GUIDA PER LE IMPRESE. L段ntervista a Tommaso Cappiello, Partner di Aristeia Risk Consulting

28 Maggio 2015 - Autore: Redazione


Nel 2001 è stata introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico la responsabilità amministrativa degli enti. E se nei primi anni di vita tale Decreto non ha trovato molto spazio per l’applicazione, oggi l’attenzione sui cosiddetti reati 231 è sicuramente un tema sotto i riflettori. Ne abbiamo parlato con Tommaso Cappiello, Partner di Aristeia Risk Consulting, una realtà giovane ma già affermata nella consulenza dedicata al settore.

Il Decreto Legislativo 231 è stato emanato nel 2001, ma l’interesse alla materia si è sollevato solo negli ultimi anni. Cosa ha effettivamente ritardato l’attenzione delle aziende per ciò che concerne il rispetto delle normative in materia di compliance e corporate governance?

Il Decreto ha introdotto nell’ordinamento italiano una nuova tipologia di responsabilità per gli enti, la responsabilità amministrativa, che di fatto può essere considerata penale. In pratica, quando alcune fattispecie di reato sono commesse da rappresentanti (apicali e/o subordinati) degli enti a interesse e/o vantaggio di questi ultimi, può essere chiamato a risponderne anche la persona giuridica oltre alla persona fisica che materialmente ha commesso il reato. Il Decreto, tuttavia, prevede una facoltà esimente per gli enti che dimostrano di aver adottato ed efficacemente attuato Modelli di organizzazione, gestione e controllo. In altre parole significa che, se l’ente ha previsto un sistema di controllo interno (analisi dei rischi, Codice Etico, procedure operative, formazione, ecc.) volto a prevenire la commissione dei cosiddetti reati presupposto puntualmente indicati nel Decreto, potrà dimostrare la propria non colpevolezza rispetto al reato eventualmente commesso dal proprio rappresentante.

Nei primi anni di vita del Decreto non vi è stata grande applicazione dello stesso da parte della Magistratura, anche perché l’azione “amministrativa” nei confronti della Società non scatta automaticamente, ma deve essere il Pubblico Ministero a contestare il reato, oltre che alla persona fisica, anche alla persona giuridica. Sebbene, ancor oggi non sono molte le sentenze definitive pronunciate dalla Magistratura, può tuttavia ritenersi ormai superato il principio secondo cui “Societas delinquere non potest”.

I primi reati per i quali era prevista l’applicabilità del Decreto già dal 2001 erano quelli contro la Pubblica Amministrazione (principalmente corruzione e truffa). Via via negli anni il Legislatore ha introdotto nel Decreto molti altri reati tra i quali, i reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime commessi in elusione delle norme antinfortunistiche (2007), i reati ambientali (2011) e i reati di corruzione tra privati (2012), fattispecie di reato che possono essere commesse dalla quasi totalità degli enti e che quindi hanno suscitato particolare preoccupazione.

Considerato, inoltre, che l’adozione di un Modello organizzativo “231” da parte delle aziende non è obbligatoria (fatti salvi alcuni casi specifici) ecco spiegato il motivo per il quale solo negli ultimi anni il Decreto è divenuto di grande attualità.

 

Nella corretta gestione e controllo dell’impresa, un ruolo centrale è svolto sia dall’azienda stessa che dagli Organismi di Vigilanza (OdV). Quali sono le principali responsabilità dei due soggetti?

Il Decreto stesso prevede che ogni organizzazione che decida di adottare un Modello organizzativo debba nominare un organo indipendente con il compito di vigilare sull’aggiornamento e sull’attuazione del Modello da parte dei destinatari.

Tale organo, detto Organismo di Vigilanza, dovrà segnalare all’organo dirigente della Società la necessità di aggiornare il Modello in seguito, ad esempio, a modifiche alla normativa e/o a livello organizzativo. Inoltre, l’OdV dovrà svolgere delle verifiche periodiche (audit) volte ad accertare che le linee guida e i principi previsti nel Modello, ovvero il sistema di controllo interno per la prevenzione dei reati, siano rispettati da tutti i destinatari del Modello stesso (organi sociali, dirigenti, dipendenti, consulenti, terzi che agiscono in nome e per conto della società, ecc.).

L’azienda, invece, ha la responsabilità di tenere aggiornato il Modello organizzativo sia rispetto alla normativa sia rispetto agli aspetti organizzativi. Dovrà, inoltre, fare in modo che il sistema dei controlli in essere sia adeguato rispetto ai profili di rischio, tenendo costantemente aggiornate le procedure, il Codice Etico, il sistema dei poteri, garantendo l’adeguata comunicazione e formazione del personale, assicurando l’operatività e l’indipendenza dell’Organismo di Vigilanza anche mettendo a disposizione di quest’ultimo un budget di spesa.

 

I modelli 231 sono rivolti alla prevenzione dei reati, tra i quali anche il rischio di corruzione, spesso un disincentivo per gli investimenti esteri in Italia. Cosa significa in concreto implementare tali modelli per un’impresa e quali sono i vantaggi che ne derivano?

Se il Modello organizzativo è ben disegnato l’ente eviterà, con ragionevole certezza, di incappare nella commissione dei reati presupposto previsti dal Decreto, quindi anche dei reati di corruzione pubblica o privata. L’azienda potrà dimostrare, così, di credere nell’etica del business e di voler operare in maniera trasparente e leale. In questo modo, gli stakeholder saranno garantiti sul fatto di avere un business partner che fonda la propria attività su principi etici assolutamente lodevoli. Inoltre, considerato che in questo momento storico l’attrattività dell’Italia per gli investimenti stranieri non è delle migliori, soprattutto per l’alto indice di corruzione percepita, la capacità di un’impresa di distinguersi e di dimostrare che il proprio operato è orientato all’etica negli affari, potrebbe facilmente diventare un fattore critico di successo e differenziale rispetto ai propri competitor, attirando l’attenzione di investitori, partner, Clienti, ecc.

Oggi l’interesse dell’opinione pubblica e del Legislatore nei confronti della prevenzione della corruzione è ai massimi livelli, ne è dimostrazione il recentissimo disegno di legge approvato dalla Camera dei Deputati “Disposizioni in materia di delitti contro la Pubblica Amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio che inasprisce le sanzioni per i reati di corruzione anche ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

 

In che modo Aristeia Risk Consulting può supportare le imprese nella prevenzione dei “reati 231”? Qual è il valore aggiunto di Aristeia nell’affiancamento al Cliente?

Aristeia nasce nel 2013 dall’idea avuta con alcuni colleghi e professionisti, la Dott.ssa Cecilia Prati Lucca e l’Avv. Jean Jacques Prati Lucca, con l’obiettivo di supportare le imprese nel disegno, nell’implementazione e nella verifica di efficacia dei sistemi di controllo interno, con un particolare focus sulla compliance in generale e sul D.Lgs. 231/2001 nello specifico, grazie alla notevole esperienza maturata sulla materia dai nostri professionisti.

Il nostro Modello di business è strutturato in modo tale da garantire ai nostri Clienti un team di lavoro dedicato e composto da professionisti con decennale esperienza consulenziale sia su tematiche legali sia su tematiche di controllo interno. Il nostro obiettivo è di garantire ai Clienti un servizio “su misura”, senza standardizzazioni, con un focus sulle effettive esigenze dei Clienti, coniugando flessibilità ed efficienza nel cogliere tempestivamente i bisogni dei Clienti con la praticità e la concretezza nell’esecuzione dei servizi, tenendo in massima considerazione l’equilibro tra costi e benefici.

In particolare, i nostri servizi in materia “231” comprendono  la mappatura delle aree a rischio (Risk Assessment),  la predisposizione dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo,  la formazione d’aula e a distanza (e-learning), il disegno dei protocolli e procedure,  la predisposizione del Codice Etico,  l’esecuzione di verifiche (audit di compliance) per l’Organismo di Vigilanza e anche eventuali Consulenze Tecniche necessarie per supportare i consulenti legali delle Società in caso di procedimenti “231”. Inoltre, grazie all’esperienza decennale dei nostri professionisti, assumiamo noi stessi il ruolo di Organismo di Vigilanza in alcune Società.

 

Claudia Chiari




            

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