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L'EUROPA DEVE USCIRE DALL'IMPASSE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO. L'opinione di Graeke Sweeney, Executive VP al Royal Dutch Shell

13 Febbraio 2015 - Autore: Redazione


LONDRA – L’Europa vanta una lunga tradizione come leader nella lotta contro il cambiamento climatico. Ultimamente, però, il dibattito su come risolvere il problema è giunto a un punto morto, dove sostenibilità ambientale e crescita sembrano spesso escludersi a vicenda. Se vuole mantenere la propria posizione di leadership in ambito ambientale, e continuare a essere un polo d’innovazione e competitività, l’Europa dovrà abbandonare la sua rigidità ideologica e abbracciare soluzioni realistiche e pragmatiche in grado di apportare vantaggi ambientali senza compromettere lo sviluppo economico.

Le sfide legate al cambiamento climatico sono reali, e le conseguenze della mancanza d'interventi in tal senso impossibili da ignorare. Allo stesso tempo, la domanda di energia è in aumento e c’è un disperato bisogno di uscire dall’attuale crisi economica in modo definitivo. Non esiste una soluzione unica né facile per questi due imperativi. Frenare il riscaldamento globale garantendo, al tempo stesso, la crescita economica richiederà una gamma ben calibrata di soluzioni, tra cui quelle che si basano sulle energie rinnovabili e su una maggiore efficienza energetica. Tra queste opzioni, la tecnica della cattura e dello stoccaggio dell'anidride carbonica (CCS) ha un ruolo centrale.

La tecnologia CCS cattura il diossido di carbonio all’origine dell’emissione, lo comprime e lo immagazzina sottoterra in modo permanente. Così facendo, stabilisce un importante collegamento tra la nostra economia moderna, basata perlopiù su combustibili fossili ad alta intensità di carbonio, e un futuro in cui le emissioni di CO2saranno molto ridotte. In altri termini, essa offre la possibilità di mantenere un settore industriale competitivo e, al tempo stesso, combattere il riscaldamento globale.
Certamente, come per tutte le innovazioni, c’è chi solleva dubbi sulla fattibilità di questa tecnologia. Alcuni contestano il volume di investimenti richiesto per installare e provvedere alla manutenzione dei sistemi che servono a catturare e stoccare la CO2. È importante notare, tuttavia, che questi costi impallidiscono di fronte a quelli ben più elevati della riduzione delle emissioni di CO2 senza CCS. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, ad esempio, un ritardo di dieci anni nell’implementazione della tecnologia CCS aumenterebbe il costo di decarburazione delle risorse energetiche di 750 miliardi di euro (880 miliardi di dollari).

Il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite è stato esplicito sull’urgenza, oggi più che mai, di ridurre le emissioni di CO2 e diminuire la dipendenza dai combustibili fossili, e ha inoltre reso chiaro che la tecnologia CCS, l’unica in grado di catturare almeno il 90% delle emissioni di CO2 dei maggiori produttori a livello mondiale, deve essere parte della soluzione.
Oltre i confini europei, governi e aziende stanno già facendo rapidi progressi in tal senso. In Canada, il primo e più grande impianto CCS al mondo, denominato Boundary Dam, è entrato in funzione nell’ottobre 2014, dimostrando che questa tecnologia è realizzabile e pronta per essere implementata. Gli Emirati Arabi Uniti hanno avviato il primo progetto CCS su vasta scala nel settore siderurgico. La Cina continua a manifestare un forte interesse per questa tecnologia e sta collaborando con gli Stati Uniti per sviluppare le proprie competenze in materia.

L’Europa non può permettersi di restare indietro. Le industrie ad alta intensità energetica danno lavoro a quattro milioni di persone in tutto il continente. Investire nella tecnologia CCS aiuterebbe a preservare la base economica dell’Europa garantendo gli attuali posti di lavoro e creandone di nuovi, nonché proteggendo settori cruciali. Inoltre, contribuirebbe a realizzare la visione di un’Europa che punta a promuovere sia la sostenibilità che la crescita, una visione chiaramente in linea con le priorità stilate dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker – creazione di posti di lavoro, sostegno alla crescita e sviluppo di un’unione energetica competitiva.

Le principali compagnie petrolifere del continente, insieme ai fornitori delle apparecchiature, sono pronti a investire quanto è necessario per ridurre le emissioni di CO2. Ma, affinché ciò sia possibile, servono politiche e strategie improntate al realismo.
La tecnologia CCS è stata riconosciuta al più alto livello politico come parte del quadro 2030 per le politiche dell'energia e del clima dell'Ue e della strategia europea per la sicurezza energetica. Ora, però, è il momento di tradurre tale riconoscimento in azioni concrete, cosa che richiede, a sua volta, d’incentivare gli investimenti, migliorare il carbon pricing, ovvero la fissazione del prezzo del carbonio, e passare al sistema di scambio delle emissioni. Una soluzione davvero rivoluzionaria presuppone una volontà politica forte; per questo, è fondamentale che i leader europei mostrino di sapere cosa va fatto.

Una "crescita sostenibile" non dovrebbe essere un ossimoro, ma per realizzarla l’Europa deve superare lo stallo ideologico che sta paralizzando il dibattito sull’ambiente. Per riconciliare le nostre priorità ambientali con una crescita protratta nel tempo, dobbiamo agire in modo realistico, pragmatico e, soprattutto, immediato.
 

©Project Syndicate




            

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