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ITALIA 1920-1945. UNA NUOVA FIGURAZIONE E IL RACCONTO DEL SÉ. La Collezione Iannaccone in mostra alla Triennale di Milano

18 Gennaio 2017 - Autore: Redazione


La Triennale di Milano e Giuseppe Iannaccone sono lieti di annunciare Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé, una mostra a cura di Alberto Salvadori e Rischa Paterlini – curatrice della Collezione Giuseppe Iannaccone – promossa dalla Fondazione Triennale di Milano e da Giuseppe Iannaccone, parte del programma del Settore Arti Visive della Triennale diretto da Edoardo Bonaspetti.

La mostra, che aprirà dal 1 febbraio al 19 marzo 2017, espone per la prima volta in pubblico una selezione di 96 opere realizzate tra il 1920 e il 1945 della collezione privata dell’Avvocato Giuseppe Iannaccone, acquisite e scelte personalmente dal collezionista nel periodo compreso tra il 1992 – anno del suo primo acquisto – e il 30 novembre 2016.

Giuseppe Iannaccone inizia a collezionare alla fine degli anni Ottanta, per passione e curiosità, e trova nell’arte un rifugio intimo e personale, un luogo dell’anima accessibile solo a lui dove ricevere conforto e sostegno al di fuori della vita di tutti i giorni. Il suo interesse si concentra subito sull’arte italiana tra le due guerre, catturato dalla capacità degli artisti “non allineati”, al di fuori dei canoni di Novecento e del ritorno all’ordine, di cogliere la profondità dell’animo umano in tutte le sue sfaccettature. L’incontro con alcune personalità influenti, come Elena Pontiggia, Claudia Gian Ferrari o Zeno Birolli, con cui negli anni inizia a confrontarsi, lo convincono sempre di più dell’importanza di perseguire la strada dettata dal proprio istinto, alla ricerca non tanto di grandi nomi da aggiungere alla propria collezione, ma di grandi opere di quegli artisti nella cui umanità si rispecchia.

Per l’Avvocato Iannaccone l’opera d’arte è qualcosa di sublime, che alimenta lo spirito e che astrae lo spettatore, finché la contempla, fino a donare un’emozione senza tempo. Negli anni la sua raccolta è cresciuta senza seguire apparentemente un preciso ordine storico-cronologico, ma affidandosi a un gusto che si è andato raffinando, lontano dalle mode del momento, libero dalle responsabilità e dai vincoli didattici a cui un museo pubblico dovrebbe rispondere se volesse rappresentare il periodo tra le due guerre, senza preoccuparsi del mercato, arrivando spesso a opere decisive di artisti che per qualità pittorica e datazione aprirono la strada a un nuovo modo di fare pittura.

La mostra si apre con un’opera del 1920 di Ottone Rosai, L’Attesa. Crollato il mito metropolitano futurista della 'città che sale', Rosai si volge verso un arcaismo della forma, di retaggio masaccesco, riletto nella semplificazione volumetrica di Cézanne.
Il percorso espositivo si articola poi in nuclei tematici che raggruppano opere di artisti che hanno gravitato attorno a scuole e movimenti o che semplicemente hanno condiviso momenti ed esperienze, accomunati da affini sensibilità. Si comincia con la Scuola di via Cavour – uno dei numerosi gruppi sorti tra il 1925 e il 1945 in opposizione al cosiddetto 'ritorno all'ordine' promosso dal gruppo “Novecento Italiano” di Margherita Sarfatti – che con il suo rifiuto dell'astrazione e dell'eroismo littorio ricolloca al centro della propria ricerca l'uomo. Le opere esposte di Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione, reali promotori del gruppo romano, sono accomunate da un linguaggio in opposizione al conformismo ufficiale, un linguaggio prevalentemente espressionista che troverà presto evoluzione nella pittura tonalista di artisti come Fausto Pirandello, Renato Guttuso e Alberto Ziveri.

Il percorso prosegue con un’opera di Tullio Garbari del 1931, che apre a una selezione di opere dei Sei di Torino – Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio – gruppo formatosi alla fine degli anni Venti presso lo studio di pittura di Felice Casorati. Le fonti e le predilezioni visive condivise dai Sei proiettano il gruppo verso una modernità pittorica di respiro europeo. Le stesse istanze post-impressioniste sostenute dai Sei di Torino vengono abbracciate anche dai Chiaristi lombardi, un gruppo di artisti che gravita attorno alla galleria Il Milione di Milano: Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Umberto Lilloni, con Adriano di Spilimbergo e, successivamente, Cristoforo De Amicis difendono una comune tendenza pittorica caratterizzata dall'uso di colori chiari, stesi in punta di pennello.

Un’intera sala dedicata alle opere di Renato Birolli è lo snodo successivo, che anticipa l’esperienza di Corrente, rivista quindicinale fondata a Milano dall’allora diciassettenne Ernesto Treccani nel gennaio del 1938, alle soglie del secondo conflitto mondiale. Luogo di confronto e dibattito, in cui una comune coscienza di libertà e di azione culturale è attenta alle tendenze più aggiornate della cultura artistica europea contemporanea, Corrente si oppone all'autarchia e all'isolamento nazionalista delle politiche culturali fasciste.

Il percorso prosegue con un focus su Filippo De Pisis. Lontano, come Rosai, dai canoni artistici ufficiali, De Pisis avvia il suo percorso artistico nella nativa Ferrara, dove conosce i fratelli De Chirico e Carlo Carrà, rimanendo suggestionato dall’atmosfera di enigmatica e intensa sospensione della loro pittura.

A chiudere la mostra l’opera del 1942 di Emilio Vedova Il Caffeuccio Veneziano, che con la sua fattura ruvida e l’atmosfera irrespirabile segna un punto di non ritorno. Il quadro esposto all’ultima edizione del Premio Bergamo, è sembrato ai giovani del gruppo di Corrente un vero e proprio detonatore anticlassico: non si poteva costruire, in piena guerra, una pittura nuova, “moderna”, se non prima distruggendo i valori di quella che era andata di moda per vent’anni.

Durante il periodo di apertura al pubblico, una serie di attività arricchiranno il percorso di visita, offrendo ai visitatori interessanti occasioni di approfondimento.
Un ciclo di tavole rotonde con gli autori dei saggi in catalogo e i più importanti studiosi d’arte del periodo storico tra le due guerre verrà organizzato con appuntamenti a cadenza settimanale. Il primo di questi appuntamenti sarà dedicato alla figura del collezionista, e con l’occasione verrà presentato il volume che uscirà in concomitanza con la mostra Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé, un ricchissimo catalogo ragionato, edito da Skira, dedicato alla parte della Collezione Giuseppe Iannaccone riguardante le opere realizzate dal 1920 al 1945 e acquistate dal collezionista fino alla data del 30 novembre 2016.




            

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