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IMPRESE AL PASSO COI TEMPI. Il punto di vista dell'avvocato Luca Ponti

14 Luglio 2015 - Autore: Redazione


Il nuovo contesto economico solleva dibattiti di grande attualità nel panorama aziendale italiano, come quello delle responsabilità civili e penali delle società stesse o ancora l’adeguamento della normativa fallimentare. A parlarcene l’avvocato Luca Ponti, fondatore e partner dell’omonimo studio legale, più volte insignito di riconoscimenti al Premio Le Fonti come punto di riferimento per le imprese italiane.

Avvocato Ponti, il suo studio è da sempre un punto di riferimento sia per le imprese operanti nel triveneto sia per le aziende che gravitano nell’area milanese. Quali sono le principali differenze fra queste due piazze dal punto di vista dell’assistenza legale che offrite?

Innanzitutto ritengo che la principale differenza riguardi l’imprenditore. In Triveneto troviamo principalmente la piccola-media impresa dove il socio di maggioranza e l’amministratore (Presidente, A.D. o amministratore unico) spesso coincidono e quindi l’interlocutore è spesso unico.
Le società, poi, sono molto spesso a base familiare e, quindi, oltre ai problemi tipici delle aziende sussistono anche problematiche riguardanti al passaggio generazionale, di cui ci siamo occupati molto nel corso degli anni e abbiamo acquisito una specifica expertise.
Questa è una nostra sostanziale area di lavoro specifica, aiutare l’imprenditore ad operare delle scelte, pre, magari approfittando del carisma della sua presenza, o post vita per cercare di mettere in sicurezza il patrimonio da trasferire ed evitare lo sconquasso di liti tra eredi (e terzi che solitamente sopraggiungono inasprendo i rapporti) che non incidono solo sulle relazioni personali e/o sulla famiglia e sulla disputa del relativo patrimonio ma, quel che è più grave, anche sul congelamento dello sviluppo aziendale e sulla stessa appetibilità sul mercato delle stesse imprese coinvolte.
Nell’area milanese, le realtà sono spesso più grandi e i manager sono spesso professionisti che non sono legati anche al capitale sociale se non in minima parte (per stock options o altro).
Fatta questa differenza, in realtà, noi curiamo nello stesso modo le une aziende come le altre.

Nel medagliere del Premio Le Fonti, lo Studio Ponti ha all’attivo due vittorie – una per lo studio ed una per lei come singolo professionista – e la menzione speciale come Boutique di Eccellenza dell’anno nel Diritto d’Impresa targata 2015. Quali sono i fattori che lei considera chiave per il vostro successo?

Credo che questi risultati siano il frutto della costanza con cui ci impegniamo a offrire un servizio altamente specialistico e customizzato per il cliente, chiunque esso sia (piccola o grande azienda); i risultati, poi, li apprezziamo quando si tratta di premi, ma ancora di più quando percepiamo la soddisfazione del cliente e il desiderio di tornare da noi (e questo, con nostra soddisfazione, accade quasi sempre).

Le autorità ministeriali stanno attualmente lavorando sul miglioramento della legge fallimentare, a favore di un Testo Unico dell’Insolvenza che renda la disciplina più organica.  In qualità di esperto della materia fallimentare, quale ritiene siano le prospettive a cui questo progetto darà luogo, sia nel breve che nel lungo periodo?

Credo fermamente che il diritto fallimentare debba necessariamente adeguarsi al nuovo contesto economico che non è più lo stesso di dieci anni fa e neppure di tre.
Purtroppo, c’è sempre stato un grosso divario tra giustizia e realtà imprenditoriale, soprattutto dettato dall’incongruenza delle tempistiche: il mondo imprenditoriale richiede scelte e azioni immediate, la giustizia invece è inesorabilmente lenta.
Questo si riflette ancora di più nelle procedure fallimentari, su cui le riforme stanno concentrando i loro sforzi per rendere tutto più agile e snello.
Le filosofie delle leggi passate che riguardano invece le imprese che “dovrebbero mantenersi in vita in vitro” (penso alle leggi sull’amministrazione straordinaria per esempio) sono spesso in aperto contrasto con quelle del mercato e della potenziale forze economiche di sostegno delle imprese in crisi e nascono da letture non più attuali e incomplete delle stesse ragioni delle crisi aziendali.
La competitività, poi, è un fattore importante che trova e, confido, troverà sempre più spazio nella materia fallimentare.

Nell’ultimo anno si è fatto portavoce, con pubblicazioni e convegni, di un tema di grande attualità: le responsabilità civili e penali delle società. Quali sono oggi le maggiori difficoltà, anche da punto di vista delle imprese, nell’affrontarlo concretamente?

Il problema maggiore, a mio avviso, è che con tutta la possibile diligenza e prudenza del caso, per evitare in assoluto di incorrere in responsabilità (civili e penali) nel gestire una società si devono possedere anche doti paranormali di preveggenza, perché quando si entra nella patologia del caso non si viene giudicati, purtroppo in molti casi, per quello che si poteva sapere al momento in cui certe scelte sono state prese, ma per quello che si sa nel momento in cui tali scelte vengono valutate.
Ciò posto nella cultura e nelle certezze dell’imprenditore, proiettato fisiologicamente allo sviluppo con regole che conosce da generazioni, causa la crisi diffusa, notasi propria ma non solo vedasi anche quella concernente gli altri imprenditori con cui si relaziona, si addensano rischi di applicabilità di norme che non sono proprie dell’imprenditore e che hanno ragioni di tutela estranee alla formazione dell’imprenditore stesso.
Questo secondo me è l’aspetto più pericoloso della professione di un imprenditore e l’aiuto di un avvocato esperto, che ha avuto modo di vivere migliaia di vicende diverse e altrettante possibili variabili può essere di forte sostegno. Per questo ritengo che la consulenza preventiva (soprattutto di un professionista che spazi tra il diritto societario e quello penale) sia ancora un aspetto fondamentale per la gestione di un’impresa.

Oltre all’attività di avvocato, si è cimentato in un’altra attività a lei molto cara, quella di scrittore. E’ infatti uscito da poco il suo primo romanzo "Il Ballo di Castano". La sua esperienza di legale l’ha in qualche modo aiutata o ispirata durante la scrittura del libro?

Credo che tutte le esperienze della vita (dai viaggi, lo sport, il lavoro ecc. ecc.) aiutino le altre esperienze, quindi sicuramente ho trovato ispirazione dal lavoro anche per questo mio scritto extra professionale.
Considerato poi che la maggior parte del mio tempo è dedicato al lavoro, ho tratto ovviamente dagli incontri fatti per lavoro la maggior parte delle ispirazioni per i personaggi (anzi il personaggio nelle sue molteplici facce) del libro.
C’e’ una differenza fondamentale, però, nel lavoro parlo e scrivo per indirizzare qualcuno (la controparte, un giudice, il cliente ecc. ecc.) verso una direzione specifica, ne "Il Ballo di Castano" ho scritto dei racconti da cui (spero) ciascuno possa trarre la propria direzione, senza vincoli o precostituzioni.


Claudia Chiari e Federica Chiezzi




            

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