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EURO FORTE, TRE I FATTORI PRINCIPALI DELLA RIPRESA ITALIANA. La moneta europea avanza su tutte le altre principali valute.

26 Settembre 2017 - Autore: Redazione


Tra tutte le novità di questo 2017, la ripresa dell’euro è senz’altro la sorpresa di maggior rilievo. Si è assistito, osserva UBS Wealth Management, ad un recupero del 12% dell’euro sul dollaro, complice l’ambigua posizione rivestita da quest’ultimo. La moneta americana infatti, da un lato si è rivelata rifugio per gli investitori che più temevano le elezioni francesi e dall’altro, una valuta più speculativa per coloro che desideravano puntare sulla borsa americana indebitandosi in euro o yen pur di beneficiare di tassi più bassi.

In tale contesto, l’Italia ha registrato una performance eccellente, la migliore nell’eurozona. Tre, i fattori a cui ricondurre questo dato. In primis, i buoni risultati economici: il PIL cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre, portando il tasso annuale all’1,5% è il più alto degli ultimi sei anni. Ci si aspetta, secondo quanto detto dall’asset management, che la crescita continui nei prossimi trimestri con un ritmo più lento a causa della forza dell’euro e nel 2018, di una finanziaria restrittiva.

In secondo luogo, la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà, alcune eseguite sui mercati ed altre invece con supporto degli obbligazionisti subordinati e dell’intervento dello Stato, hanno favorito nuovamente il ritorno di investitori internazionali sul mercato italiano.

Terzo elemento di fiducia verso la situazione italiana sui mercati, è la politica interna che, seppur in un clima d’incertezza generale, non è avanzata sul fronte euroscettico e che fanno ben sperare in un sovrappeso sul mercato azionario dell’eurozona contro la Brexit in atto.

 A chiudere lo scenario attuale in eurozona, vi è la BCE che sembra non gradire un cambio euro-dollaro superiore all’1.20 che potrebbe dilatare i tempi di realizzazione della propria politica monetaria. Su tale scia, la Federal Reserve potrebbe alzare nuovamente i tassi prima della fine dell’anno, dando così sostegno al dollaro e rimettendo ancora una volta, tutto in discussione.




            

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