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ASLAWOMEN: CRESCE IL NUMERO DELLE AVVOCATE, MA NON IL REDDITO

6 Marzo 2018 - Autore: Redazione


In Italia gli avvocati iscritti alla Cassa Nazionale di previdenza e assistenza forense sono 240 mila (secondo l’ultimo dato di bilancio approvato del 2016) e uno su due (il 48%) è donna.
 
Secondo i dati ufficiali della Cassa Forense, dal 1981 a oggi il numero delle avvocate è cresciuto notevolmente: nel 1981 le donne che esercitavano la professione in Italia erano solamente il 7%, raddoppiate nel 1991 al 15%, per poi crescere costantemente fino ad arrivare al 21% (nel 1995), 30% (nel 2001), 36% (nel 2005) e a raggiungere il picco del 48% nel 2016.
Attualmente in alcune regioni del centro Nord nelle fasce più giovani (26 – 34 anni), il numero di avvocate è superiore rispetto al numero di colleghi uomini.
 
A fronte di una crescita importante del numero delle avvocate iscritte, i dati della Cassa Forense evidenziano, però, una gravissima disparità reddituale, considerato che il reddito medio delle professioniste è infatti pari a poco più del 43% di quello dei colleghi uomini: nel 2015 il reddito medio dichiarato dagli uomini è stato di 52.763 euro contro i 22.772 euro dichiarato dalle donne.
 
“ASLAWomen – commenta l’avvocata Barbara de Muro, responsabile della sezione ASLAWomen di ASLA – Associazione degli Studi Legali Associati – monitora la condizione delle avvocate e il livello di politiche di diversity adottate dai nostri studi membri anche attraverso raccolte e analisi periodiche di dati e interviste. Sulla base delle nostre ricerche ASLAWomen elabora a cadenza periodica l’ASLAWomen Index, che fornisce un’indicazione percentuale del numero delle avvocate che negli studi associati riveste il ruolo di socia. Le professioniste, sebbene rappresentino oggi una componente numericamente importante negli studi legali associati, continuano a essere poco presenti nelle posizioni di vertice: negli ultimi anni il numero di avvocate socie negli studi Membri è passato dal 16,9% del 2013 al 24,7% del 2016 e il discrimine più netto si avverte nel passaggio a Equity Partner con solo il 20,40% di avvocate nel 2016. Agevolare una piena partecipazione delle donne alla vita dello studio legale – prosegue Barbara de Muro – non solo corrisponde alla giusta esigenza di valorizzazione della persona di talento, ma significa anche assicurare un contributo prezioso al contesto lavorativo.”
 
Secondo i dati ASLA, nel 2016 il 53,06% degli Studi membri ha adottato concrete iniziative di valorizzazione delle differenze e ben due studi ASLA su tre (75,51%) adotta una politica di sostegno dei professionisti nella conciliazione tra vita professionale e vita privata, tesa al miglioramento della qualità della vita: il 56,76% realizza l’intento mediante l’organizzazione di momenti conviviali con le famiglie dei professionisti; il 62,16% con la creazione di spazi interni come la mensa, il ristorante, la cucina e la sala relax; il 70,27% fissa le riunioni interne in orari idonei a conciliare eventuali esigenze familiari; l’81,08% attraverso la possibilità di lavorare da casa; il 29,73% stipula polizze assicurative sanitarie.
 
“Con ASLA abbiamo emanato delle linee guida di “best practice”, una sorta di disciplina etica per la gestione degli studi al cui interno sono contenuti importanti principi della valorizzazione di tutte le c.d. differenze e illustrate politiche di sostegno della famiglia e della persona. Il 100% degli Studi Associati dedica attenzione alla maternità e il 75,51% alla conciliazione tra vita professionale e vita privata.
Questo approccio – prosegue Barbara de Muro – pensato per il miglioramento della condizione delle donne impegnate professionalmente e al sostegno della famiglia e della persona è un vantaggio per la società che, attraverso intelligenti politiche di diversity e aiuto può crescere e portare valore. Numerose ricerche, infatti, dimostrano che le organizzazioni con donne in posizioni di vertice sono più armoniche e conseguono migliori performance da un punto di vista economico-finanziario.”
 
La sezione ASLAWomen di ASLA ha inoltre curato la stesura del “Codice delle pari opportunità”, raccolta commentata di leggi vigenti in materia di pari opportunità, edita da La Tribuna, e rivolto non solo agli avvocati e a chi si occupa professionalmente dei temi della diversità, ma anche al pubblico più vasto. Tra gli argomenti affrontati nel volume le unioni civili e le convivenze di fatto; la detenzione e la maternità; le pari opportunità in materia di occupazione e lavoro; la violenza contro le donne; le misure di contrasto alla violenza sessuale; lo stalking; le misure contro la violenza nelle relazioni familiari; le quote di genere nelle società a capitale pubblico; la parità di genere in materia elettorale. Un’opera che, come è giusto ricordare, è non solo seria, ma generosa: le royalties sono state cedute dalle autrici ad ASLAWomen per nuovi progetti di promozione delle differenze nel mondo del lavoro.
 
Nel corso dell’evento “Diritto al Futuro”, che ASLA organizza il prossimo 18 maggio a Milano, presso Palazzo mezzanotte – una giornata di conferenze e dibattiti per discutere e confrontarsi sulla professione del domani – ampio spazio sarà dedicato al tema della “Diversity” perché le differenze e la loro inclusione sono motore di innovazione delle organizzazioni professionali.




            

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